L’Instrumentum laboris raccoglie e sintetizza i contributi raccolti nel processo presinodale in un documento strutturato in tre parti, che richiamano esplicitamente l’articolazione del processo di discernimento scandita da EG 51: riconoscere, interpretare, scegliere. Le parti non sono perciò indipendenti, ma configurano un cammino.
Riconoscere. Il primo passaggio è quello dello sguardo e dell’ascolto. Richiede di prestare attenzione alla realtà dei giovani di oggi, nella diversità di condizioni e di contesti nei quali vivono. Richiede umiltà, prossimità ed empatia, così da entrare in sintonia e percepire quali sono le loro gioie e le loro speranze, le loro tristezze e le loro angosce (cfr. GS 1). Lo stesso sguardo e lo stesso ascolto, pieno di sollecitudine e di cura, vanno rivolti verso ciò che vivono le comunità ecclesiali presenti in mezzo ai giovani in tutto il mondo. In questo primo passaggio l’attenzione si focalizza sul cogliere i tratti caratteristici della realtà: le scienze sociali offrono un contributo insostituibile, peraltro ben rappresentato nelle fonti utilizzate, ma il loro apporto è assunto e riletto alla luce della fede e dell’esperienza della Chiesa.
Interpretare. Il secondo passaggio è un ritorno su ciò che si è riconosciuto ricorrendo a criteri di interpretazione e valutazione a partire da uno sguardo di fede. Le categorie di riferimento non possono che essere quelle bibliche, antropologiche e teologiche espresse dalle parole chiave del Sinodo: giovinezza, vocazione, discernimento vocazionale e accompagnamento spirituale. Risulta perciò strategico costruire un quadro di riferimento adeguato dal punto di vista teologico, ecclesiologico, pedagogico e pastorale, che possa rappresentare un ancoraggio capace di sottrarre la valutazione alla volubilità dell’impulso, pur riconoscendo «che nella Chiesa convivono legittimamente modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana» (GE 43). Per questo rimane indispensabile assumere un dinamismo spirituale aperto.
Scegliere. Solo alla luce della vocazione accolta è possibile comprendere a quali passi concreti ci chiama lo Spirito e in che direzione muoverci per rispondere alla Sua chiamata. In questa terza fase del discernimento occorre passare in esame strumenti e prassi pastorali, e coltivare la libertà interiore necessaria per scegliere quelli che meglio ci consentono di raggiungere lo scopo e abbandonare quelli che si rivelano invece meno capaci di farlo. Si tratta dunque di una valutazione operativa e di una verifica critica, non di un giudizio sul valore o sul significato che quegli stessi mezzi hanno potuto o possono rivestire in circostanze o epoche diverse. Questo passaggio potrà individuare dove è necessario un intervento di riforma, un cambiamento delle prassi ecclesiali e pastorali per sottrarle al rischio di cristallizzarsi.

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